L’avventura quotidiana di un piccione viaggiatore

Pendolari… prestatemi orecchio. Perchè ognuno di noi si è trovato su un treno in ritardo di almeno 3 ore. E se fate parte delle FS allora… chiedo venia… ma come cavolo vi è venuto in mente di chiamare un treno “minuetto”… Cavolo… lo dice la parola che è lento!!! La prossima volta chiamatelo Andante, ma mi raccomando non Adagio, o siamo belli che fregati.

Ad ogni modo. Il punto è chi di noi non ha mai osservato il placido omino che di prima mattina, pelato e un po’ tarchiato, passeggia inerosabilmente sull’odiatissima linea gialla? Non è un suicida, ma il pendolare tipo, quello che io chiamo “il piccione viaggiatore” per la sua abitudine di ritrarre il collo all’interno del bavero, gonfiare il petto ed espirare ad ogni ritardo. Saltellare goffamente dal bar della stazione all’edicola, per poi fermarsi davanti alla tabella degli orari. E tiene stretta la sua 24ore come un piccione tiene stretta l’ultima mollica di pane.

La prossima volta che entrate in una stazione fateci caso. Il piccione viaggiatore è sempre lì. Non è mai sul treno, sempre al bordo del binario. Che aspetta e sbuffa e scuote il capo a zampe sempre divaricate, cercando con la testolina qualcosa nella valiggetta. E non sorridendo MAI! E come potrebbe? Il suo treno è sempre quello in ritardo!

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